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Ambiente/industria: federchimica all'ue, ''scelte su emissioni frenano la ripresa'' PDF Stampa E-mail
Scritto da Managers   
martedì 14 ottobre 2008
L'industria chimica in Italia ha fatto la sua parte e ora chiede che le decisioni comunitarie in tema ambientale non la penalizzino in produttivita' e competitivita' con gli altri continenti. ''In presenza di una crisi finanziaria epocale, da piu' parti si sta invocando il ritorno alla centralita' dell'industria; temo pero' che si tratti di uno slogan, non accompagnato dai fatti'', ha sottolineato Giorgio Squinzi, Presidente di Federchimica, oggi (alla vigilia del delicatissimo incontro del Consiglio d'Europa che domani deliberera' anche in materia di Emission Trading) in occasione della presentazione dei dati del 14* Rapporto Responsible Care, programma volontario dell'industria chimica, che - spiega Federchimica - ''dimostra inequivocabilmente l'impegno ambientale del settore''. Qualche giorno fa, infatti, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha votato il provvedimento finale sullo schema europeo di Emissions Trading che - sostiene Federchimica - ''penalizza gravemente il sistema industriale, gia' in crisi di competitivita' verso le economie emergenti''.

Ma ''le politiche per il cambiamento climatico devono tener conto della crisi finanziaria attuale, che sta gia' avendo pesanti riflessi sull'attivita' industriale - ha proseguito Squinzi -. Mi sembra invece che anche l'approccio al problema del risparmio energetico metta l'industria all'angolo, penalizzandola oltre il lecito. L'Europa non puo' permettersi di scaricare costi sull'industria per obiettivi parziali, dubbi e, in ogni caso, non perseguiti dalle altre aree del mondo''.

''Non e' - ha poi sottolineato il presidente di Federchimica - una battaglia di retroguardia, ma di competitivita': il pacchetto europeo 'clima e energia' deve essere reso compatibile con le esigenze industriali, anche tramite una valutazione seria dei costi e dei benefici, che non sopravvaluti i vantaggi e minimizzi gli effetti che gli oneri avranno sulla nostra produttivita'''.

''Occorre difendere con forza - ha ribadito - la nostra competitivita' industriale, facendo valere il principio che le emissioni si riducono producendo in modo piu' efficiente e non diminuendo le produzioni. Un principio che il settore ha fatto proprio da tempo. Da anni perseguiamo una politica basata sull'efficienza energetica e la convenienza economica a introdurre nuove tecnologie, nuovi processi, nuovi prodotti''.

E in effetti, dal 1989 ad oggi - dimostra il Rapporto Responsible Care - l'industria Chimica in Italia ha ridotto del 91% le emissioni in aria e ha abbassato quelle di CO2 del 46% tra il 1990 e il 2006, nel pieno rispetto degli obiettivi di Kyoto.

La chimica, quindi, ha dato e sta dando il proprio contributo perche', come ha spiegato Squinzi: ''E' centrale nei processi di riduzione dei consumi di energia. Ogni unita' di energia impiegata nella chimica determina un risparmio da tre a cinque volte da parte degli utilizzatori''.

Questo settore e' parte importante della soluzione dei problemi del cambiamento climatico e della riduzione dell'impatto ambientale; basti pensare che il 2,5% del fatturato dell'industria chimica - 1.434 milioni di euro nel 2007 - e' dedicato alle aree della sicurezza, salute e ambiente.

''Chiedo al nostro Governo di far valere in sede europea le ragioni dell'Industria. Noi ci auguriamo - ha concluso Squinzi - che questa gravissima situazione possa almeno rappresentare una svolta nell'atteggiamento nei confronti della chimica da parte di chi deve informare, formare, governare. Un atteggiamento che dimostri finalmente che si e' compreso il ruolo virtuoso della competitivita' industriale, in particolare di un settore responsabile come il nostro''.

I PRINCIPALI RISULTATI DEL 14* RAPPORTO ANNUALE RESPONSIBLE CARE.

Responsible Care e' il Programma volontario dell'industria chimica mondiale, con il quale le imprese, attraverso le loro federazioni nazionali, si impegnano a migliorare continuamente prodotti, processi e comportamenti nelle aree di sicurezza, salute e ambiente, in modo da contribuire in maniera significativa allo sviluppo sostenibile dell'industria, delle comunita' locali e della societa'.

Pubblichiamo i punti principali della 14ma edizione.

- I dati sono relativi a 178 imprese con 463 unita' locali, un fatturato di 30,2 MLD di Euro (circa il 53% di quello dell'industria chimica in Italia) e 50.513 dipendenti.

- Sicurezza e salute dei dipendenti rappresentano un impegno primario per l'industria chimica e per le imprese aderenti a Responsible Care. Infatti, secondo l'INAIL, l'industria chimica e' il settore manifatturiero con una minore incidenza di infortuni (seconda solo all'industria del petrolio) e di malattie professionali. Le imprese aderenti a Responsible Care presentano risultati ancora migliori. Cio' e' tanto piu' vero se si considera che l'incidenza degli infortuni in itinere (ossia quelli che si verificano lungo il tragitto casa - lavoro e viceversa, sui quali i sistemi di gestione delle imprese non possono avere effetto) e' in continuo aumento ed e' il 25% del totale. E' ancor piu' significativa, percio', la riduzione dell'indice che misura la frequenza degli infortuni, che si e' ridotto di circa il 19% tra il 2005 e il 2007.

- Mentre in Italia si assiste ad un aumento delle emissioni di gas serra del 9,9% tra il 1990 e il 2006, l'industria chimica ha ridotto le proprie del 46% nello stesso periodo, ben di piu' di quanto indicato nel Protocollo di Kyoto. Le Imprese aderenti a Responsible Care hanno saputo fare ancora meglio e tra il 1990 e il 2007 hanno ridotto le emissioni di gas serra del 54%. In particolare il recente abbattimento delle emissioni di gas serra e' dovuto in gran parte alla riduzione del 77% tra 2005 e 2007 delle emissioni di N2O (Protossido di Azoto), grazie ad una nuova tecnologia.

- I consumi energetici sia dell'industria chimica, sia delle imprese aderenti a Responsible Care, si sono ridotti in termini assoluti e in termini relativi alle unita' di prodotto. Infatti i consumi specifici dell'industria chimica si sono ridotti del 3% nel 2006 rispetto al 2005. Le imprese aderenti a RC nel 2007 hanno ridotto i consumi specifici di energia del 3% rispetto all'anno precedente. Cio' significa che l'attenzione all'uso efficiente dell'energia non dipende dalla congiuntura economica del periodo.

- Le spese che le imprese aderenti a Responsible Care hanno sostenuto nel 2007, nelle aree di sicurezza, salute e ambiente, ammontano 919,4 Milioni di Euro (il 3% del loro fatturato). L'industria chimica in Italia spende in sicurezza salute e ambiente mediamente il 2,5% del proprio fatturato.

- La diffusione dei sistemi di gestione e' un fattore fondamentale per garantire il miglioramento continuo delle prestazioni e la credibilita' di Responsible Care. In particolare nel 2007 le imprese aderenti al Programma hanno ottenuto la certificazione ISO 14001 in 185 delle proprie unita' locali: il 50% di quelle ottenute dall'Industria Chimica (3.585 unita' locali). Cio' significa che il 65% delle imprese RC aveva almeno una unita' locale certificata ISO 14001.
 
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