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Casse vuote e cassonetti pieni: Roma caput rifiuti PDF Stampa E-mail
Scritto da Managers   
sabato 01 novembre 2008

Le casse vuote e i cassonetti pieni. Solo da pochi giorni il Campidoglio e il palazzo dell’Ama (l’azienda municipalizzata di nettezza urbana di Roma) hanno adottato la raccolta differenziata. I ministeri ancora no. Questo la dice lunga sulla situazione di Roma, dove la produzione giornaliera di rifiuti è di 4.500 tonnellate. “Dalla precedente giunta abbiano ereditato debiti per 650 milioni di euro. E un quadro desolante, oltre metà dei mezzi è in manutenzione e ci sono punte di assenteismo da 800 dipendenti al giorno” racconta a Panorama l’assessore capitolino all’Ambiente, Fabio De Lillo.

L’assessore illustra in anteprima il progetto che, almeno sulla carta, dovrebbe evitare a Roma il collasso. “Sta partendo il porta a porta nei condomini. Due quartieri (Colli Aniene e Massimina) già sono a regime. Altre dieci zone cominceranno entro la fine dell’anno, con sponsor famosi: abbiamo ingaggiato alcuni calciatori della Roma e della Lazio per promuovere l’iniziativa”. 

Al momento i dati del Lazio preoccupano: le discariche sono in via di riempimento, tanto che il presidente della regione, Piero Marrazzo, ha messo nero su bianco che nel triennio 2009-2011 sarà “necessario prevedere un ampliamento di quelle esistenti o farne di nuove per consentire lo smaltimento di circa 5 milioni di tonnellate di immondizia”. La situazione è già critica a Latina, Civitavecchia, Colleferro, Guidonia ed “entro breve l’emergenza toccherà Roma: quando sarà al completo Malagrotta, la più grande discarica d’Europa” come ha spiegato nei giorni scorsi l’assessore agli Enti locali della Regione Lazio, Donato Robilotta. Malagrotta nelle intenzioni del comune dovrà diventare entro la fine di novembre un gassificatore. In spiccioli, un impianto con tre linee, di cui due funzioneranno in coppia, mentre la terza sarà come una ruota di scorta.

Tratterà oltre 180 mila tonnellate di combustibile da rifiuto (Cdr) all’anno ricavando vapore e quindi energia elettrica. All’inizio il gassificatore entrerà in funzione solo al 30 per cento, entro gennaio andrà a pieno regime. Intanto si stanno cercando due discariche, più piccole. Se l’emergenza a Napoli sembra risolta, la capitale e molte altre città italiane sono ancora lontane dal buon traguardo raggiunto, per esempio, da Torino. Il ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, dice a Panorama: “La raccolta differenziata è uno degli elementi decisivi per la soluzione del problema rifiuti.

L’emergenza napoletana ha posto alla ribalta nazionale, e purtroppo internazionale, le difficoltà della gestione di un settore complesso ma determinante”. Il ministero dell’Ambiente ritiene siano necessari due principali interventi: uno infrastrutturale con la costruzione di termovalorizzatori, l’altro culturale. “Nel primo caso sono le regioni a dovere vincere i localismi, sul secondo aspetto invece intendiamo spenderci nei prossimi anni con tenacia, perché se non passerà nel Paese la consapevolezza che la raccolta differenziata è un dovere civico, che non è facoltativa, se non si comprenderà che l’ambiente va difeso da ciascuno con i comportamenti quotidiani, dall’emergenza dei rifiuti non si potrà uscire”.

Da qui la proposta del dicastero per l’Ambiente: “I costruttori di cucine dovrebbero progettare spazi in cui ci sia posto non più per un solo bidone ma per più contenitori, per la raccolta dei diversi materiali riciclabili”. Guardando i dati Istat, nel capoluogo piemontese il 40 per cento dei cittadini divide diligentemente carta, vetro e plastica. Però fra i grandi comuni, per quanto riguarda la raccolta differenziata, in base all’ultima indagine sugli indicatori ambientali urbani risulta che solo Torino ha raggiunto l’obiettivo, seguita da Milano (35,2 per cento), Firenze (31,7 per cento), Bologna (30,5 per cento) e ultima Roma, con il 16,2 per cento.

Per quanto riguarda i materiali, è la carta a essere più spesso separata (rappresenta il 38,5 per cento del totale); poco diffusa l’abitudine a dividere il vetro (8 per cento) e la plastica (5 per cento). Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che sulla questione rifiuti ha promesso un intervento immediato, sta preparando un protocollo per “coordinare comune e coverno anche sull’immondizia”. Il sottosegretario con delega al Turismo Michela Vittoria Brambilla, che ha anche il ruolo di occuparsi dell’immagine Italia nel mondo, mette in guardia: “A Roma purtroppo può accadere quello che è successo a Napoli.

Il sindaco Alemanno ha ricevuto in eredità una situazione pesante per due motivi. Primo, perché Walter Veltroni, pur indebitando l’amministrazione comunale, non ha provveduto ad attrezzare la raccolta differenziata. Secondo, perché in questi lunghi anni di gestione della sinistra non si è adottata alcuna strategia (ampliamento delle discariche, termovalorizzatori) che potesse soddisfare le esigenze di una popolazione aumentata”. E sui rifiuti c’è chi getta benzina sul fuoco. Critico nei confronti dell’Ama il presidente del primo municipio, Orlando Corsetti. Durante una seduta del “tavolo permanente’ per il centro storico non ha risparmiato colpi: “È arrivato il momento di lanciare un bando internazionale per la pulizia e il conferimento dei rifiuti nel municipio primo che dia spazio alla concorrenza che oggi non c’è”.

Chiamato in causa, Franco Panzironi, amministratore delegato dell’Ama da agosto, riconosce di avere trovato l’azienda “in una situazione disastrosa”. Come invertire la tendenza? “Dovremmo gestire tutto il ciclo dei rifiuti, dall’inizio alla fine. In base a un vecchio accordo invece è un privato a occuparsi delle discariche. Questo non ci permette di avere fondi sufficienti”. Un dato per tutti: a Madrid si spendono 300 milioni di euro l’anno per pulire le strade, a Roma i milioni scendono a 108. In pratica ogni quartiere, se va bene, viene pulito a fondo una sola volta al mese.

 
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