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Il decreto rifiuti slitta di una settimana PDF Stampa E-mail
Scritto da Managers   
domenica 12 ottobre 2008
«Il quinto inceneritore si farà. Perché non si possono impiegare anni e anni a bruciare qualcosa come 7, 8 o 10 milioni di ecoballe. E si farà anche perché potrebbe dare una mano ai problemi di crisi rifiuti denunciati dalle regioni confinanti». È il premier a confermare, di sua iniziativa - a margine di un Consiglio dei ministri "napoletano" che stavolta brilla per improduttività - ciò che comitati, ambientalisti e cittadini immaginavano come un disegno nascosto. La certezza, invece, la fornisce il presidente del Consiglio: il termovalorizzatore numero 5 della Campania, che secondo indiscrezioni dovrebbe sorgere nell'area del giuglianese, è reso necessario anche dalle gravi difficoltà che già si intravedono all'orizzonte del Lazio, e delle più lontane Calabria e Sicilia.

Berlusconi tutttavia non precisa né i tempi né la localizzazione ufficiale di questo impianto, annunciato appena 10 giorni fa. E, a specifica domanda, glissa. «Abbiamo ereditato una quantità impressionante di ecoballe - sottolinea il Cavaliere - La priorità resta quella di eliminare quegli enormi depositi».

Ma ormai la frittata sembra fatta, passa ufficialmente l'idea che sarà la Campania travagliata della crisi rifiuti, aiutata in pochi casi da altre regioni nel conferimento di minime quantità di immondizia, ad offrire aiuto e capienti inceneritori nel caso di altre emergenze nazionali. Sul dettaglio del quinto impianto, neanche il sottosegretario Bertolaso intende tornare. Ma la notizia alimenta polemiche sulla Campania pattumiera d'Italia.

Tra le accuse più forti, quella che ieri viene lanciata dal sito dell'associazione "Napoli punto a capo", con l'immagine di tre scheletri che danzano sull'orlo del Vesuvio. Segue una lettera-appello cui l'oncologo Antonio Marfella lancia questo grido: «Se la Campania deve bruciare, bruci di immondizia propria. Sono gravissime le anticipazioni fornite dal premier sul vero uso del quinto inceneritore». Dal Consiglio dei ministri di ieri - il terzo a Napoli cinque mesi - si si attendeva un altro giro di vite contro "inquinatori" e "inefficienze" relative alla crisi rifiuti.
Invece il vertice si arena su pacate ma argomentate perplessità mosse da alcuni ministri (Maroni, Matteoli, Prestigiacomo). Quel testo è da riscrivere. Contiene norme troppo rigide: è la posizione espressa, su istanze diverse ma con motivazioni più o meno convergenti, dai ministri Roberto Maroni, Altero Matteoli, Stefania Prestigiacomo, e anche dal Guardasigilli Angelino Alfano.

Il premier torna poi sulla necessità di imprimere sanzioni severe a chi «ancora ha l'abitudine di sporcare le strade, addirittura depositano non solo i sacchetti o i piccoli rifiuti, ma frigoriferi o mobili in strada». Napoli deve tornare «alla bellezza cui è destinata», insiste il premier alzando gli occhi al soffitto dipinto della sala al piano nobile di Palazzo Reale.

E promette di nuovo la vetrina internazionale: «Napoli potrebbe ospitare l'anno prossimo il G8 dei ministri dell'Ambiente, in qualità di una terra che era soffocata dalla crisi rifiuti e ora ne sta uscendo». Poi precisa: «Ci stiamo comunque lavorando. Abbiamo diversi G8, su varie tematiche, che vorremmo portare qui. Non solo sui temi dell'Ambiente e della cooperazione sociale, ma anche sulle questioni che riguardano l'Africa e il mediterraneo».

Quanto ai rifiuti, Berlusconi ribadisce: «Bertolaso mi dice che non corriamo più rischi di emergenza. Ora abbiamo attive sei discariche (numero che non corrisponde alla realtà, visto che Chiaiano e Terzigno devono ancora partire, ndr)».

Il passato dei rifiuti in strada e dei roghi sull'immondizia è un passato, dice il premier, saldamente alle nostre spalle. Proprio a una domanda sulle collusioni dietro la guerriglia di Pianura (che hanno portato al blitz con 40 arresti di lunedì scorso), il Cavaliere risponde con immediatezza: «La mia è una ferma condanna». E aggiunge: «Chi fraternizza o si mette in mezzo con gruppi che negano il diritto è responsabile e colpevole. Un eletto quantomeno non partecipa a queste manifestazioni di minoranze violente».
 
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