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L´italia del recupero PDF Stampa E-mail
Scritto da Lucia Venturi   
martedì 11 novembre 2008

Nella nona edizione de “L’Italia del recupero”, Fise Unire ha scelto di far precedere gli approfondimenti settoriali (carta, plastica, acciaio, alluminio, legno, gomma, batterie, rifiuti inerti) da uno studio intersettoriale che metta in risalto il contributo che ciascun settore del riciclo offre al sistema economico nazionale, nel suo complesso e per ciascun comparto produttivo.

 

Lo studio è stato realizzato utilizzando diverse fonti d’informazione e di dati che hanno permesso di ricostruire un quadro integrato del settore. Partendo dalle diverse fonti (Associazioni di recupero e di produzione dei diversi materiali, Istat, Apat, Onr, ecc) è stato ricostruito un quadro macro economico dello stato del settore del recupero, basandosi sui dati disponibili, anche di anni diversi, dal 2005 al 2007. Il confronto tra dati di anni diversi ma contigui è stato possibile considerando che, tra un anno e l’altro, si registrano variazioni basse che poco incidono sulla valutazione delle grandezze strutturali dei comparti e dei settori del riciclo.

Degli oltre 140 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti nel 2006, in Italia, 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, 56,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, 5,3 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi ed oltre 46 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzioni e demolizioni.

Ognuna di queste quantità origina da diversi canali di produzione, elemento importante per capire le potenzialità di recupero delle diverse tipologie di materiali e dei soggetti e dei sistemi di recupero. Dei 32 milioni circa di tonnellate di rifiuti urbani, ad esempio, il 55-60% viene prodotto direttamente dalle famiglie, mentre la quota restante origina dal commercio, dai pubblici esercizi, dal terziario e, per una parte minore, dall’artigianato e dall’industria.

Situazione ancora più complessa quella che riguarda il mondo dei rifiuti speciali, in cui spesso si tende a omogeneizzare in un unico settore comparti che invece presentano caratteristiche fortemente diverse tra loro. Tre sono i principali canali di produzione degli oltre 100 milioni di tonnellate di rifiuti speciali: 42 milioni di tonnellate provengono dal settore delle costruzioni e demolizioni, 29 milioni di tonnellate (55%)dall’industria manifatturiera, e ben 25 milioni di tonnellate (45%)dal comparto del trattamento dei rifiuti, delle acque e dei fanghi.

Per i rifiuti speciali pericolosi i principali canali di produzione sono quelli derivanti dai processi chimici organici (1,2 milioni di tonnellate), dai processi termici (580 mila tonnellate), dalla lavorazione e trattamento di metalli e plastiche (produzione 472 mila tonnellate). Il restante 50% dei rifiuti speciali pericolosi (2,2 milioni di tonnellate) viene prodotto in modo diffuso dagli altri comparti industriali e ancora una volta dal trattamento stesso dei rifiuti. Interessante anche l’intreccio che caratterizza i sistemi di raccolta dei due grandi settori dei rifiuti (urbani e speciali) che finisce spesso all’interno delle medesime piattaforme di recupero e di riciclaggio.

Ad esempio, nel settore della carta, si recuperano 6 milioni di tonnellate di materiale, di cui 2,5 milioni di tonnellate dai rifiuti urbani (attraverso la rete della raccolta pubblica e dei consorzi) 2 milioni di tonnellate di materiale dalla rete del commercio e degli imballaggi industriali (attraverso i recuperatori privati) e infine 1,5 milioni di tonnellate dagli sfridi di produzione di carta e cartone. Di legno si recuperano 400 mila tonnellate dai rifiuti urbani e 600 mila tonnellate dalla rete commerciale e industriale, 800 mila tonnellate dal settore delle costruzioni e demolizioni e 2,2 milioni di tonnellate dagli sfridi di produzione. Per il vetro vetro, 1 milione di tonnellate vengono raccolte attraverso i sistemi stradali e 500 mila tonnellate derivano dalla raccolta presso imprese commerciali e industriali. Nel settore dei metalli, la maggior parte dei materiali recuperati nasce dal comparto delle costruzioni e demolizioni (2,8 milioni di tonnellate), dai rifiuti speciali (3,1 milioni di tonnellate) e oltre 8 milioni di tonnellate dagli sfridi di produzione. Dai rifiuti urbani invece si recuperano 200 mila tonnellate e 134 mila tonnellate dalla rete del commercio e dell’industria.

Dopo la prima fase della raccolta, il sistema del recupero - attraverso le piattaforme - interviene anche nella fase di selezione e trattamento dei materiali per poterli conferire alle imprese di riciclaggio (vetrerie, cartiere, acciaierie, produttori di pannelli truciolati, etc.). Una fase questa della selezione e trattamento che sta assumendo un’importanza crescente, anche per le tecnologie impiegate, per garantire che il materiale raccolto venga effettivamente recuperato sia come materia (che supera complessivamente 28 milioni di tonnellate) che come energia ( stimabile intorno a 3 milioni di tonnellate).

Questo quadro mostra dunque che l’economia del recupero dipende da un complesso sistema di imprese che operano ai livelli della raccolta, del trattamento e del riciclaggio. Un sistema in cui la fase di raccolta differenziata, risulta uno strumento essenziale per garantire la qualità dei materiali, ma che non esaurisce il ciclo della gestione dei rifiuti finalizzati ad essere recuperati. Così come la capacità di riciclaggio delle industrie è la condizione fondamentale per sostenere l’implementazione delle raccolte differenziate finalizzate al recupero.

 

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