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Rifiuti: «Savona come Napoli» PDF Stampa E-mail
Scritto da Managers   
venerdì 10 ottobre 2008

«Un atteggiamento da irresponsabili. Per un gioco puramente elettorale si rischia di gettare in ginocchio l’intera provincia». Ovvero: «il territorio savonese come Napoli». L’assessore alla Qualità urbana di Savona, Livio Di Tullio, scende in campo contro le accuse del senatore Franco Orsi al progetto di Passeggi e difende con forza la public utility Ata, finita nell’occhio del ciclone e duramente attaccata dal centrodestra. Al centro c’è l’esigenza vitale di completare il Piano provinciale dei rifiuti con un secondo impianto di smaltimento, oltre a quello vadese del Boscaccio. Già il sindaco Berruti aveva parlato con chiarezza di «rischi per l’equilibrio del sistema rifiuti provinciale» a fronte del totale blocco del progetto Passeggi.

 

Di Tullio aggiunge: «In questi due anni di amministrazione - spiega - la situazione del servizio di qualità urbana non è affatto rimasto lo stesso di prima. È aumentato in modo esponenziale, come dimostra la radicale diminuzione delle segnalazioni da parte dei cittadini». Prosegue Di Tullio: «Di fronte all’incremento del servizio, la Tarsu è rimasta invariata. Se ci fosse stata data per tempo la possibilità di avere il nostro impianto di smaltimento, i costi di questo servizio in più sarebbero stati tranquillamente assorbiti dai ricavi dell’impianto, anche praticando tariffe politiche per i Comuni della provincia e del Ponente in particolare». E aggiunge: «Deve essere molto chiaro che l’attuale difficoltà di Ata è perchè questa città ha deciso di essere più pulita». Insomma: l’azienda funziona, ha incrementato servizi e produttività. Ma ha bisogno - nell’interesse dell’intera provincia - di entrare nel business dei rifiuti, dal quale la mano pubblica non può essere totalmente estromessa.

Cima Montà
La chiusura di Cima Montà, il 31 dicembre 2007, dopo l’ultima proroga, era un fatto ineluttabile: il sito era esaurito e non più utilizzabile. Tutti lo sapevano. Appare strano che il presidente provinciale Marco Bertolotto - al recente congresso di AltraSavona - ne abbia ipotizzato una riapertura provvisoria. Orsi, poi, aveva definito la passata gestione di Ata «un gioiellino». In realtà, già Gianfranco Gaiotti, presidente di Ata nell’era Ruggeri, diceva alla fine del suo mandato, nel maggio 2006, quali fossero i rischi dietro l’angolo: «È la discarica la forza dell’Ata, se verrà a mancare quella non c’è futuro». Così come ne era ben consapevole l’allora candidato sindaco Federico Berruti, che a marzo del 2006, dichiarava: «Il comune capoluogo non può essere un semplice utente degli impianti di smaltimento. Chiusa Cima Montà, il Comune di Savona dovrà avere un ruolo rilevante nella gestione di un impianto alternativo». Tuttavia, il businnes dei rifiuti è un business enorme e Ata è un’azienda pubblica che vuole gestire un impianto pubblico: non è detto che questa prospettiva sia gradita a tutti.

«Gioiellino» o meno la passata gestione di Ata ha lasciato ai suoi attuali amministratori un fardello pesante. Chi gestisce una discarica ha l’obbligo di accantonare in un fondo il denaro necessario a gestire tutte le fasi successive alla sua chiusura. Ebbene, per Cima Montà, tutto ciò è accaduto solo in parte: il fondo, a Palazzo Sisto, è stato definito in gergo tecnico «incapiente». Cioè non sufficiente. Per Ata una dobbia beffa: non ha più un proprio impianto di smaltimento, con i guadagni relativi, ma si è trascinata dietro un debito che avrebbe dovuto essere saldato in precedenza. Nel frattempo, Ata ha incrementato i propri servizi, senza avere un euro in più e anzi dovendo affrontare aumenti non previsti sul fronte del gasolio, del costo del lavoro (nuovo contratto nazionale), ma anche una voce “straordinaria”: 130 mila euro per liquidare e chiudere un contenzioso proprio con l’ex presidente Gaiotti.

Una riservatissima proiezione effettuata nei giorni scorsi dall’azienda sui conti 2009 prevede una perdita di circa 800 mila euro (ai quali si aggiungono i conti non ancora totalmente saldati per Cima Montà che potrebbero essere spalmati in più anni). Secondo la stessa proiezione, un aumento della Tarsu del 10% frutterebbe circa 500 mila euro, del 15% 900 mila euro e del 20% di 1 milione e 400 mila euro. Probabilmente il Comune finirà per attestarsi intorno ad un aumento del 12% che garantirà il pareggio della gestione corrente (sul capitale il Comune ha già previsto robusti interventi), anche grazie ad un ulteriore miglioramento della produttività. Un aumento «imposto da condizioni esterne» (lo stop al nuovo impianto): oggi la tariffa, ferma dal 2004, è di 1,77 euro al metro quadro, tra le più basse in provincia.

Il nuovo impianto
Il progetto per Passeggi prevede - parole del sindaco Berruti «un impianto avanzato, che preveda prima di tutto la cosiddetta “digestione” dei rifiuti, che li stabilizza rendendoli inerti e producendo energia elettrica, e che solo dopo di tutto ciò preveda il conferimento in discarica del rifiuto residuo reso inerte». Ma occorre fare un passo indietro. Quando fu elaborato il Piano provinciale dei rifiuti - basato appunto su un sistema “duale” - il sito individuato per il secondo impianto era a Cianciarin (Albenga). Sin da subito, Savona si rese disponibile a partecipare con Ata a questa operazione. E ha ribadito nei giorni scorsi di essere sempre pronta, anche a lavorare nel Ponente. Fu la Provincia - di fronte alle difficoltà sorte ad Albenga e alle osservazioni della Regione - a fermarsi e a concordare con Savona la ricerca di un sito sul suo territorio. Poi la crisi politica in Provincia e lo stop a tutto: «Ora occorre il senso di responsabilità per non farci diventare una nuova Napoli», conclude Di Tullio.

 
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