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Sistri: tracciare i rifiuti pericolosi PDF Stampa E-mail
Scritto da Managers   
Domenica 04 Luglio 2010 20:49

E’ il primo progetto a livello europeo di filiera informatizzata dei rifiuti. Ma il piano sta riscuotendo moltissime critiche da tutte le parti interessate, che lo ritengono inefficace e troppo lacunoso.

Nelle intenzioni del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, sarà lo strumento risolutivo nella lotta alle ecomafie e al business dei rifiuti. Ma il Sistri, acronimo di Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti, sembra finora aver riscosso molte più critiche e ritardi che consensi. Mix di tecnologia informatica, sistemi di tracciamento satellitare e videosorveglianza, dovrebbe mandare in pensione la gestione cartacea utilizzata sino ad oggi. Il progetto avrebbe dovuto partire a gennaio, ma ha ricevuto una serie di proroghe per permettere alle aziende di dotarsi delle attrezzature richieste. L’ultima proroga è scaduta il 30 giugno, ma ancora il quadro della situazione è tutt’altro che chiaro. Ma quali sono i termini della questione, e perché il problema del Sistri non riguarda solo le aziende interessate ma tutti quanti noi? Vediamo insieme. Come dovrebbe funzionare il Sistri ce lo spiega Onegreentech: Si tratta di un sistema in grado di controllare l’intero ciclo di movimentazione di un volume di rifiuti speciali e pericolosi (in alcuni territori, come la Campania, anche di quelli urbani) pari a 147 milioni di tonnellate ogni anno, tracciandone la gestione e gli spostamenti, fino a giungere allo smaltimento. Sistri lavorerà in sintonia con i sistemi già in forza alla Guardia Costiera, così da estendere il proprio raggio d’azione oltre la terraferma. Inizialmente le imprese coinvolte nell’iniziativa saranno quelle con meno di undici dipendenti (circa 600.000 in tutto il paese), ma dopo il primo anno di sperimentazione non è escluso che possa essere estesa anche alle realtà più piccole. Inoltre, andrà in pensione tutto l’attuale sistema burocratico cartaceo relativo proprio alla movimentazione dei rifiuti, di più semplice manomissione e più gravoso, in termini economici, sui conti delle aziende. L’interconnessione tra i registri delle varie parti dovrebbe permettere di seguire il destino dei rifiuti pericolosi in tutto il loro viaggio, ed evitare che spariscano verso sorte ignota, come dice 100ambiente: Per una maggiore efficacia il sistema sarà interconnesso telematicamente con l’Albo nazionale dei gestori ambientali, tramite il Ministero dell’Ambiente, per fornire i dati relativi al trasporto dei rifiuti e con l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per fornire, attraverso il Catasto telematico, i dati sulla produzione e la gestione dei rifiuti anche alle Agenzie regionali protezione ambiente e alle competenti autonomie locali. Per garantire la tracciabilità dei rifiuti speciali pure nei trasporti marittimi e ferroviari sarà interconnesso con i sistemi informativi della Guardia Costiera e delle imprese ferroviarie. Inoltre, il funzionamento del SISTRI sarà monitorato da un Comitato di vigilanza e controllo, che sarà istituito senza oneri per il bilancio dello Stato. Infine, in Campania, i Comuni, gli enti e le imprese che gestiscono i rifiuti urbani hanno l’obbligo di aderire al SISTRI che sarà interconnesso al SITRA, il sistema di tracciabilità dei rifiuti urbani. La partenza ufficiale sarebbe dovuta essere a gennaio, come scrive Chilopesa: Quando: il sistema parte ufficialmente il 15/01/2010 con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. L’applicazione sarà progressivamente diretta ai diversi soggetti interessati. …E quindi?: le imprese dovranno adeguarsi iscrivendosi al portale Sistri e adempiendo online a tutti gli obblighi previsti. Secondo il Ministro Prestigiacomo, la nuova procedura gli permetterà di risparmiare anche qualche soldino, senza aggravi per le lo stato. Il ministro Prestigiacomo ha insistito in particolare sulla maggiore tempestività di raccolta dei dati rispetto al sistema cartaceo usato sino ad oggi, come riporta Tutti sostenibili: «Una rivoluzione informatica – ha detto il ministro – anche perche’ l’attuale sistema cartaceo consente di conoscere i dati relativi alla gestione dei rifiuti con circa due o tre anni di ritardo rendendoli inutilizzabili ai fini dei controlli di legalità». Il sistema, ha spiegato il ministro, si autofinanzierà perchè i diversi soggetti saranno obbligati a versare un contributo annuo e l’Italia, ha sottolineato, ‘’sarà il primo Paese in Europa ad attivare questo sistema». Nel 2007 i rifiuti speciali ammontavano a 134,7 milioni di tonnellate di cui 125,5 non pericolosi e 9,2 milioni di tonnellate speciali pericolosi. Novità anche sul fronte degli eco-reati. Nei primi mesi del 2010, ha detto Prestigiacomo «presenteremo un decreto legislativo» che condurrà «all’introduzione nel nostro codice penale dei delitti ambientali». Leggiamo su Greenme: Ma come funziona il Sistri? Semplice, basterà l’apposita chiavetta Usb, di cui sarà fornita ciascuna unità locale e un dispositivo Gps, col compito di localizzare il veicolo e monitorare il percorso effettuato, a partire dall’origine del rifuto fino alla sua consegna, ossia dal momento del recupero a quello dello smaltimento. Gli autotrasportatori chesi occupano del trasporto dei rifiuti dovranno solo dotarsi di uno specifico kit, che richiede un costo annuo tra 100 e 700 euro. A livello nazionale, il Decreto che istituirà il Sistri è diretta applicazione del comma 3 dell’ art. 189 del D. Lgs 152/2006 successivamente modificato dal D. Lgs 4/2008. Altro punto sottolineato da parte del ministero è che l’implementazione del nuovo sistema è a costo zero per lo Stato. Spiega Ok Ambiente: I costi dell’operazione? ”Per lo Stato è a costo zero – ha dichiarato Prestigiacomo – perché anche se c’è stato uno stanziamento iniziale di risorse per acquistare il brevetto, verrà ripagato dalle tariffe che le imprese sono tenute e pagare, cifre contenute che vanno dai 100 ai 700 euro a seconda della dimensione dell’impresa, della massa dei rifiuti prodotti e del tipo di pericolosità, comunque cifre ben al di sotto di quelle che hanno pagato finora”. ”Siamo primi in Europa a realizzare questo sistema – ha infine spiegato – voglio sottolineare che dopo averlo presentato a Bruxelles ha destato interesse sia da parte della Commissione europea sia dei singoli stati membri, questa tecnologia sarebbe infatti molto efficace se venisse adottata anche a livello comunitario. Vedremo”. Fin qui le premesse. Ma il Sistri non ha riscosso l’approvazione delle categorie interessate, che lo ritengono un sistema ancora immaturo sotto diversi aspetti. Ecoblog riporta la posizione di TrasportoUnito: TrasportoUnito, associazione di categoria degli autotrasportatori con una cinquantina di sedi sparse soprattutto nel centro-nord Italia, chiede che si blocchi l’applicazione delle nuove norme sulla tracciabilità dei rifiuti previste dal sistema Sistri. Il sistema Sistri non è ancora sincronizzato con il Registro delle Imprese e l’Albo Gestori Ambientali, non evidenzia sistematicamente le targhe dei veicoli adibiti al trasporto rifiuti, non garantisce uniformità fra le imprese ed che è ancora confusionario rispetto alle numerose tipologie dei rifiuti. L’utilità del sistema Sistri, che dovrebbe garantire la sorveglianza di oltre 150 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, in un vortice di scadenze e procedure, rischia di appensantire le imprese e favorire le attività illegali In particolare viene posto l’accento sul fatto che buona parte dei rifiuti italiani viene smaltito in paesi esteri come la Germania, ma la legislazione non fornisce nessuna indicazione su come tracciare i carichi fuori dal territorio italiano. Commenta Ossopensante: Non è durato nemmeno tre mesi il processo di attuazione del Sistri, il nuovo sistema informatico sulla tracciabilità dei rifiuti, voluto dal ministero dell’Ambiente ed approvato con decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 ed il cui software house è stato realizzato dalla Selex Service Management SpA, gruppo Finmeccanica. Infatti, Stefania Prestigiacomo ha annunciato che venerdì 16 aprile 2010 sarà presentato al Consiglio dei ministri uno schema di decreto legge per prorogare fino al 30 giugno prossimo il termine ultimo di presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale – ovvero il vecchio Mud – sulla strada della “pensione” proprio dopo la nascita del Sistri. Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato nell’adozione dello sponsorizzatissimo sistema, osteggiato subito dall’associazione di categoria degli autotrasportatori, TrasportoUnito, in quanto “sarebbe ancora fondamentalmente immaturo”. […] Costi ed autorizzazioni. Entrando nello specifico, come racconta Claudio Rispoli, chimico ed esperto di gestione rifiuti da oltre ventanni, il Sistri è “poco efficace e troppo oneroso. Non a caso il settore è in allarme e non certo per timore di lasciar venire alla luce irregolarità, quanto per gli alti costi che esso comporta, senza il vantaggio di avere realmente arginato il fenomeno delle ecomafie“, che creano il loro business sia sul fronte dei rifiuti non pericolosi, sia sul fronte dei rifiuti pericolosi. Quest’ultimi, in quantità pari al 55% della produzione italiana, sono destinati ad impianti di smaltimento finale all’estero, verso mete come Germania e Francia, ragion per cui come sarà gestito il tratto italiano percorso dai trasportatori stranieri? Molto critici anche gli esperti riguardo all’effettiva utilità del mezzo per il contrasto alle ecomafie e ai traffici illeciti. Scrive Mondoecoblog: Il Sistri è “poco efficace e troppo oneroso. Non a caso il settore è in allarme e non certo per timore di lasciar venire alla luce irregolarità, quanto per gli alti costi che esso comporta, senza il vantaggio di avere realmente arginato il fenomeno delle ecomafie“. Claudio Rispoli, chimico ed esperto di gestione rifiuti, opera da 23 anni nel settore (in particolare in quello dei rifiuti pericolosi) ed è a diretto contatto con gli operatori i quali, racconta all’ADNKRONOS, sono “molto preoccupati” per una serie di aspetti relativi al nuovo sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Le criticità sono molte e la prima “appare persino banale, ma è cruciale: al di là delle valutazioni di merito sul disegno complessivo, resta il fatto che chi vuole continuare a smaltire illegalmente i rifiuti potrà continuare a farlo perché ovviamente non si iscriverà al Sistri. Ecco, quindi, perché tale sistema è di fatto un’arma spuntata contro le ecomafie“. TRACCIABILITA’ DEI RIFIUTI? Non solo. “Per le aziende che gestiscono rifiuti i costi saliranno e questo in un momento di crisi economica come quello attuale non è certo un fattore irrilevante. Tali incrementi di costi potrebbero, in alcuni casi, essere causa di diminuzione di organici o, per i trasportatori, di vendita di veicoli. Lungo la catena gli oneri ci sono per tutti: produttori, trasportatori e destinatari finali. Quanto ai primi – osserva Rispoli – esistono migliaia di piccole aziende che producono rifiuti e che non hanno né la capacità informatica, né le disponibilità tecnologiche per mettere in atto il nuovo sisitema (che richiede iscrizione e dotazione di chiavetta token Usb con i relativi costi). Senza contare che ci sono zone dove non c’e’ neppure la necessaria copertura Adsl“. Per i trasportatori, fa notare, “i costi sono anche piu’ alti visto che sono tenuti a dotarsi di sistemi satellitari per consentire il controllo dell’automezzo durante il percorso“. Molte perplessità anche sul modo in cui verranno effettuati i controlli, come scrive Strada Facendo: Sotto accusa, in particolare, sono finiti i maggiori costi per chi muove i rifiuti, l’esclusione dei vettori stranieri, quelli tedeschi per esempio, proprio mentre la maggior parte dei rifiuti viene oggi smaltita in Germania. “I controlli poi”, afferma sempre il vicepresidente dell’Asstri, “sono affidati soltanto a un sistema satellitare del Noe, il nucleo operativo ecologico dei carabinieri, che materialmente non potranno mai essere in grado, per carenza di uomini, di verificare i 20mila camion che ogni giorno trasportano rifiuti in Italia”. Secondo Claudio Fraconti in questo modo non si fa altro che favorire l’abusivismo e il sistema va rivisto subito con la collaborazione di tutti. Purtroppo il problema dell’attuazione del Sistri non è un mero problema di informatizzazione della burocrazia o cambiamento di gestione dei dati. In ballo c’è la questione della gestione dei rifiuti pericolosi, sostanze che mettono a rischio la salute di tutti, costose da smaltire proprio per i rischi che comportano. Ed è proprio sull’efficacia nel tutelare la salute di tutti che si dovrà misurare il successo delle novità portate dal Sistri.