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Stop a commercializzazione plastic bag, ma rivoluzione ecologica non è ancora scoppiata |
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| Scritto da Adnkronos/Labitalia |
| Mercoledì 26 Gennaio 2011 11:08 |
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Aspettando l’ora x, le aziende produttrici di materiali a basso impatto ambientale si stanno preparando a fronteggiare l'inpennata di richieste di prodotti bio. Corepla, Conai,Prestigiacomo. Nonostante lo stop alla commercializzazione degli shopper di plastica l'invasione delle buste alternative non è ancora scoppiata. La vera evoluzione ecologista, infatti si avrà quando tutti i supermercati avranno smaltito le scorte, costringendo i consumatori ha fare una scelta. Aspettando l’ora x, le aziende produttrici di materiali a basso impatto ambientale si stanno preparando a fronteggiare l'inpennata di richieste di prodotti bio. Come? Assumendo nuovo personale. E' il caso della Novamont che lavora con prodotti derivati da materie prime rinnovabili di origine agricola. "Novamont -dice a LABITALIA Alessandro Ferlito, direttore commerciale- si stava preparando già da tempo alla nuova normativa, portando la sua produzione annua ad 80.000 tonnellate, che diventeranno 130.000 a marzo 2011. Anche a livello occupazionale, quindi, c'è stata una crescita che ha portato la forza lavoro da 173 dipendenti a circa 200". Senza però cambiare l'organizzazione del lavoro. "Le bioplastiche -continua- si utilizzano con le stesse macchine che usualmente trasformano il PE e altri materiali plastici non biodegradabili". Non si ferma ovviamente la ricerca di nuovi prodotti da parte della Novamont. "Il lavoro dell'azienda -osserva Ferlito- è una ricerca continua nel campo dell'innovazione a basso impatto ambientale. Alla fine del 2009 abbiamo presentato il Mater-Bi di seconda generazione, una vasta gamma di gradi per applicazioni tecniche nei settori dei film e dei rivestimenti flessibili caratterizzati da un aumento del contenuto di materie prime rinnovabili, bassi livelli di produzione di gas ad effetto serra e minore dipendenza da materie prime di origine fossile". Gli aspetti positivi del divieto all'uso di buste di plastica, però, non convincono il Corepla, Consorzio nazionale per la raccolta il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica, soprattutto dal punto di vista del riciclo. "Un sacchetto 'bio' disperso nell'ambiente -rimarca a LABITALIA Gianluca Bertazzoli responsabile Comunicazione Corepla- non si degrada con la facilità con cui lo farebbe in un impianto di compostaggio e, oltretutto, non è che perché una cosa è biodegradabile la si può gettare ovunque impunemente: nessuna persona civile si sogna di gettare per strada i propri avanzi di cucina". "L'abbandono dei rifiuti è un problema serio, che va affrontato anche a livello internazionale. Corepla -ricorda- intende partecipare a campagne di prevenzione e attività di recupero dei residui in plastica che le correnti oceaniche trasportano fino a creare i vortici di spazzatura, come la famosa isola del Pacifico". |



